
La crisi è globale si sà, e che soffrano i lavoratori e le aziende non è una novità.
Ora però sono forti anche i timori per gli stati, con i paesi più deboli dell’Unione Europea, dalla Grecia alla Spagna, dall’Irlanda al Portogallo, dove il debito pubblico è salito, in un solo anno, alle stelle!
Per Madrid è volato all’11,4% rispetto al 10,5% stimato dal governo Zapatero. In Grecia è schizzato al 12,4%, al 9,3% in Portogallo e all’11,6% in Irlanda. A titolo di esempio, l’Italia presenta un rapporto deficit/pil del 5,4%.
A conferma della situazione preoccupante per i quattro paesi è anche il defici delle partite correnti. In Spagna è salito nel 2009 al 6,1%, in Grecia all’11,9% e in Portogallo al 10,1%. Situazione migliore per l’Irlanda con un deficit delle partite correnti al 3%.
La precaria situazione dei conti pubblici sconta sistemi economici poco reattivi e con problemi strutturali che la crisi ha reso ancor più evidenti. Ad esempio il costo del lavoro per unità di prodotto in Germania è 105 (fonte Bce) mentre per la Grecia sfiora 140, in Spagna è 132 e in Portogallo è 124 a dimostrazione della bassa competitività di queste economie su scala globale.
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