Banche: ritornano i riflettori sulle aggregazioni
Sia Tomaso Padoa Schioppa, dal palcoscenico del Festival dell’economia tenutosi ieri a Trento, che Mario Draghi, in occasione del suo primo discorso ufficiale da Governatore della Banca d’Italia, sono concordi su un punto: il nostro sistema bancario deve crescere e lo deve fare all’insegna dell’efficienza.
Che i due massimi rappresentanti del nostro sistema economico istituzionale, a distanza di così poco tempo abbiano parlato pressoché all’unisono, fa pensare che il disegno strategico che caratterizzerà lo sviluppo del sistema bancario italiano nel prossimo futuro sia già segnato.
In realtà la conferma dell’esistenza di un vero e proprio centro di potere che per controllare il sistema avesse scelto la politica oligopolistica del “cartello”, piuttosto che la libera concorrenza e che con l’obiettivo di salvaguardare la pretestuosa “italianità delle nostre banche” utilizzasse, in maniera più o meno lecita, un vero e proprio scudo protettivo in difesa dell’invasore straniero, restituisce agli occhi del cittadino onesto e dell’Europa intera, uno scenario assai meno edificante.
Meglio sarebbe stato se le dichiarazioni libertarie di questi giorni fossero davvero il frutto di una strategia economica che il nostro Paese si è dato e che persegue da tempo. Ma c’è da augurarsi che dagli errori del passato si possa realmente trarre insegnamenti per il futuro, e che proprio per recuperare una credibilità in affanno si riesca a fare ciò che non si è riusciti a fare in almeno un decennio, da quando, cioè, lo Stato è uscito dalla partecipazione dei principali istituti bancari inaugurando l’era delle privatizzazioni.
Come giustamente ricorda Padoa Schioppa nel suo discorso di Trento, non c’è molta differenza tra monopolio pubblico e monopolio privato e se dobbiamo aprire alle banche straniere queste devono garantire realmente efficienza e non pensare di venire a fare man bassa adeguandosi ai costi dei nostri istituti decisamente più alti rispetto alla media europea. Si riaprano le danze, quindi, a iniziare dalle mire di Banca Intesa su Capitalia e di San Paolo Imi su Monte dei Paschi, che seguiremo con grande interesse.
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