Investire in materie prime
Nonostante gli storni degli ultimi giorni, ormai l’oro è in vista di quota 800 dollari, ma l’ultimo anno è stato ha visto un vero e proprio “boom” di tutte le principali materie prime, da zinco e rame a frumento e granturco. In seguito ai risultati da capogiro raggiunti, stanno proliferando le proposte di investimento da parte di banche e società di gestione italiane ed estere. Dai fondi comuni ai “certificati”, non passa giorno che i giornali specializzati non snocciolino i risultati anche a tre cifre di questi strumenti.
Ma si tratta davvero di un’opportunità per il risparmiatore, o varrebbe la pena fare delle riflessioni più approfondite prima di investire in un settore per li quale si è da tempo aperto il dibattito per capire se si tratti di una bolla speculativa o se i prezzi possano ancora salire?
La domanda retorica non è causale, perché come sempre, prima di decidere che tipo di investimento fare è necessario avere un metodo. Seguire il mercato sulla base dei risultati passati non ha mai pagato e farlo senza partire dalla consapevolezza del proprio profilo di investitore e quindi del rischio che si è disposti ad accollarsi diventa un vero e proprio “suicidio finanziario”.
Un esempio pratico lo abbiamo avuto proprio nelle scorse settimane, quando, dai valori massimi di fine aprile, l’intero settore delle materie prime ha visto uno storno medio di circa 20 punti percentuali. Chi dovesse essere entrato a fine aprile con 100 euro, quindi, oggi ne avrebbe 80. Se una simile eventualità non è stata prevista fin dall’inizio, perché l’unico pensiero era concentrato sulla possibilità di guadagno, nella stragrande maggioranza dei casi oggi il nostro investitore andrebbe a consolidare una perdita, magari dando la colpa agli speculatori, ai prodotti o agli intermediari. Ricordiamoci pertanto di pianificare le nostre scelte.
Detto questo cerchiamo quindi di capire quale potrà essere la sorte dei prezzi delle materie prime. Esaminando i dati legati alla domanda e al di là dei dovuti distinguo che possono riguardare la situazione specifica del singolo prodotto, si può notare che mediamente l’aumento dei prezzi non è causato da un altrettanto aumento della domanda, come ad esempio ben evidenzia il caso dell’oro, ma si tratta soprattutto di motivazioni legate a movimenti finanziari. I fondi hedge (fondi con obiettivi speculativi di origine anglosassone) ad esempio, ultimamente ne sono diventati grandi acquirenti e gli etf (exchanged traded funds) prevedono l’acquisto fisico del lingotto.
Quanto salta agli occhi è una palese crescita dell’interesse da parte degli intermediari finanziari, che ha aumentato considerevolmente le possibilità di speculazione e quindi la volatilità (oscillazioni del prezzo). Questo non significa che non possano esserci delle opportunità, ma attenzione a farsi lusingare e, soprattutto, fatelo in modo consapevole.
Categorie:Focus economia




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