I costi del risparmio gestito
Esaminando i dati dell’Ufficio studi Mediobanca risulta che i gestori di fondi comuni italiani effettuano un’attività di compravendita dei titoli a dir poco frenetica.
Facendo un confronto con l’operato dei gestori americani, che in quanto ad esperienza e a qualità di gestione non sono secondi a nessuno, si nota che mentre i portafogli dei loro fondi vengono girati mediamente ogni due anni, per i nostri ciò accade ogni otto mesi.
Questo fatto ha come primo effetto un aumento dell’incidenza dei costi di negoziazione che all’investitore passano inosservati perché incorporati nel prezzo del titolo e, poiché nella gran parte dei casi per acquistare i titoli le società di gestione utilizzano l’intermediazione di una società del gruppo (ricordiamo che la stragrande maggioranza delle società di gestione – sgr – in Italia è di proprietà di banche), ecco che questo sistema di incastri non fa altro che piacere agli intermediari, ma non porta alcun vantaggio al fondo e quindi agli investitori.
Il “giro di portafoglio” di un fondo è chiamato tecnicamente “turnover” ed è un indicatore che si può ricavare tra i dati pubblicati nel prospetto informativo del fondo stesso. Ad esempio un turnover pari al 100% significa che un gestore, mediamente, movimenta l’intero portafoglio in un anno, del 300% ogni 4 mesi. Da un esame di vari tassi di turnover dei fondi, si nota come chi limita le compravendite ottiene mediamente rendimenti più alti e più stabili nel tempo rispetto a chi svolge un’attività più spinta. Il risparmiatore farebbe quindi bene ad adottare tale parametro come uno dei criteri di selezione delle proposte ricevute dal proprio intermediario.
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