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Unioncamere, industria: piccole imprese sotto pressione a fine anno

L’industria italiana perde colpi nell’ultimo trimestre 2008 e comincia il nuovo anno con un consistente e preoccupante calo di ordinativi.

Nell’ultima parte del 2008, infatti, i principali indicatori congiunturali hanno davanti il segno negativo per l’intero aggregato delle PMI (-6,4% la produzione, -5,3% il fatturato e –7,2% gli ordinativi), ma sono soprattutto piccole imprese e artigianato a pagare il conto più salato della crisi economica. E’ quanto emerge dall’indagine trimestrale sulle imprese fino a 500 dipendenti appartenenti ai diversi settori manifatturieri, realizzata a gennaio dal Centro studi Unioncamere.

Artigianato e piccole imprese
Trimestre pesante soprattutto per le imprese artigiane del manifatturiero. I dati dei principali gli indicatori economici, confrontati con lo stesso periodo dell’anno precedente, risultano decisamente negativi: -8,0% la produzione, -6,1% il fatturato e -7,6% gli ordinativi. Ancora positivo, ma in forte discesa l’export (0,5%). Più in generale sono soprattutto le aziende di piccole dimensioni con 1-49 addetti a lanciare forti segnali di crisi con un calo degli ordinativi del -7,3% , la produzione a-7,6 % e il fatturato -5,9%.

Medie imprese
Il calo tendenziale della produzione e del fatturato tra ottobre e dicembre 2008 colpisce, in misura minore, anche le aziende di più grande dimensione con 50-499 addetti (rispettivamente -4,9% e -4,6%); mentre non si discosta molto da quello delle piccole il dato sugli ordini (-7,0%) e risulta più marcato il calo delle esportazioni (-2,5%).

Territori e settori
I risultati peggiori, sia nel confronto con le altre macro aree sia rispetto ai dati degli andamenti tendenziali dei trimestri precedenti, sono quelli del Nord-Ovest.

La crisi non risparmia, tuttavia, le altre Regioni: l’attività produttiva è calata del 6,6% al Centro, del 5,7% al Sud e del 5,4% nel Nord-Est. In quest’ultima ripartizione ha ancora resistito in zona positiva solo l’export (+1,1%). La flessione dei dati di produzione e fatturato riguarda in maniera più accentuata l’industria dei metalli (-9,7% e -7,5%), il tessile-abbigliamento-calzature (-9,3% e –7,1%), il settore del legno e arredo (-5,9% e -5,8%), l’industria chimica (-5,9 % e -6,3%), le industrie elettriche ed elettroniche (-5,1% e -4,1%) e, sebbene in misura minore, anche le industrie meccaniche e dei mezzi di trasporto con un -3,0 % della produzione e un -2,8% del fatturato. Anche i risultati per le aziende dei comparti del cartario, editoria, oreficeria, giocattoli e altri beni per la persona e per la casa (classificati nell’indagine come “Altra industria”) registrano per l’ultimo trimestre dell’anno dati fortemente negativi (-9,0% della produzione e –7,4 % del fatturato). Gli unici valori con segno positivo del periodo ottobre-dicembre 2008 (rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente) arrivano dalla filiera dell’energia dove si registra un +4,2% della produzione e un +4,4% del fatturato.

Ordinativi
La profondità della crisi e la sua imprevedibile durata si rilevano in modo evidente dai dati relativi agli ordini, provenienti sia del mercato nazionale che dall’estero: -7,2% rispetto al corrispondente trimestre del 2007 (-7,3% per le imprese fino a 49 dipendenti e -7,0% per quelle della fascia superiore). Le previsioni maggiormente negative sono quelle raccolte presso le imprese del Nord Ovest, per le quali il decremento degli ordinativi è del –8,5 %. Non molto distanti, tuttavia, le previsione che provengono seguite da Nord Est (-7,0 %), Sud (-6,0 %) e Centro (-5,0 %).

Export
Sul -1,0 % medio registrato nel IV trimestre dalle esportazioni pesa il -2,5% delle imprese con oltre 50 dipendenti, a fronte di un valore – basso ma positivo – delle imprese di più piccole dimensioni (+0,6%). Guardando alla ripartizione geografica le sole imprese manifatturiere che dichiarano un dato di export positivo sono – come anticipato – quelle del Nord-Est (+1,1%). In calo le esportazioni di Centro (-2,8%), Nord-Ovest (-1,8 %) e Mezzogiorno (-1,7%). I settori che maggiormente perdono fatturato all’estero sono quelli del cartario, editoria, oreficeria, giocattoli e altri beni per la persona e per la casa – complessivamente considerati nella categoria “Altra industria” – fanno registrare un pesante –5,3 %; seguono il legno-arredo (- 4,6%), il tessile–abbigliamento-calzature ( 3,5%) e le industrie elettriche ed elettroniche (-2,7%). La tenuta più significativa riguarda, infine, le industrie dei metalli (+1,8%).

Fonte: UnionCamere

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Categorie:
Belluno, Imprese e mercati, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza

 


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