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Veneto apripista del rilancio economico?

E’ quanto spera il governo che venerdì si appresta a discutere il “piano casa”. Ma in cosa consiste questo piano per il rilancio dell’edilizia, che dovrebbe poi far da traino a tutta l’economia?

Il progetto (che si affianca al Piano casa sull’edilizia pubblica) prevede due interventi. Il primo prevede la costruzione di circa 5.000-6.000 alloggi; il piano, concordato con le Regioni, può contare su 550 milioni. Il secondo prevede, invece, un aumento delle cubature, pari al 20%, delle costruzioni esistenti e la possibilità di abbattere edifici vecchi la cui costruzione risale al 1989 per costruirne di nuovi con il 30% di cubatura in più (o 35% adoperando la bioedilizia o puntando sulle energie rinnovabili).

Ogni intervento, secondo quanto stabilito, dovrà rispettare le norme sulla tutela dei beni culturali e paesaggistici e non potrà riguardare edifici abusivi. Altra previsione annunciata, inoltre, sarà il contributo di costruzione sugli ampliamenti che si ridurrà del 20% in generale e del 60% se l’abitazione è destinata a prima casa del richiedente o di un suo parente fino al terzo grado.

E il Veneto, in tutto ciò si propone come apripista: la giunta regionale discuterà domani un progetto di legge che ricalca a grande linee il “progetto casa” del premier Berlusconi.

Rischio condoni o cementificazione del Paese? Non secondo il Governatore Giancarlo Galan, che in un’intervista a “Il Giornale” parla di grande occasione:

“L’edilizia tradizionalmente è uno dei settori più veloci nel rimettersi in moto, reagisce prima di altri e trascina con sé un notevole indotto. Il mattone che riparte ha ricadute economiche, industriali e sociali. Questo insieme di considerazioni ha portato la regione ad agire. Lo so che si farà di tutto e di più per contrastare questo progetto soprattutto dalla parte più becera della sinistra e da quel solito vecchio ambientalismo che quando decide di essere contro non ragiona più né ascolta le ragioni degli altri. Questo ritornello dello scempio dei centri storici e del paesaggio è un’idiozia infame. Stiamo parlando di un progetto che riguarda il patrimonio edilizio esistente. Senza contare che è un provvedimento a termine”.

Altre reazioni? Tralasciando quelle politiche, mi piace sottolineare questo intervento di Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili):

“Il primo segnale è la premialità, anche in termini di cubature aggiuntive, per chi passa a soluzioni abitative puntando sul risparmio energetico; il secondo è la previsione della drastica riduzione dei tempi per il rilascio della concessione edilizia grazie alle semplificazioni urbanistiche che verrebbero introdotte; il terzo è il rilancio della demolizione e ricostruzione, anch’essa incentivata, che può decollare entro qualche mese e produrre effetti interessanti in termini di investimenti nel medio periodo”

Posso però avanzare qualche riflessione polemica?

La cosa mi più mi fa pensare è la marea di cartelli “Vendesi” e “Affittasi” che vedo appesi in giro ad ogni angolo di strada. Con questa massiccia immissione di metri cubi non è che corriamo il rischio di veder crescere il patrimonio edilizio inutilizzato?

E se invece di parlare di ampliamento parlassimo di riconversione? Le case riconvertite, utilizzando principi di bio-architettura, e le fonti di energia rinnovabili (solare in primis) farebbero risparmiare su riscaldamento ed elettricità. Più soldi in tasca agli inquilini, minor uso di energia, minor inquinamento.

Ecco, il risparmio energetico è un punto su cui senza dubbio bisogna concentrarsi. Il nostro patrimonio immobiliare spreca, fine della discussione.

Morale: ampliamento o riconversione?

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2 commenti »

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