Home

Via libera al “piano casa” in Veneto

Si è concluso l’iter di approvazione del Piano Casa in Veneto. Il Consiglio regionale ha infatti dato il via libera ieri alla proposta di legge “Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per favorire l’utilizzo dell’edilizia sostenibile e modifiche alla legge regionale 12 luglio 2007, n. 16” che integra, in alcuni punti, l’accordo Stato-Regioni del marzo scorso, prevedendo interventi a favore sia del residenziale che del produttivo.

L’obiettivo della legge è quello di rilanciare molti settori del comparto dell’edilizia, oggi fermi e dare risposte alle esigenze di molte famiglie venete.

Vediamo i punti salienti

Sostituzioni con premi fino al 50%
Il progetto di legge riguarda, in particolare, gli interventi di rinnovamento del patrimonio edilizio esistente, mediante la demolizione e la ricostruzione, che sono ammessi con aumenti volumetrici fino al 40%, sia per il residenziale che per il produttivo in zona propria, solo però se realizzati con le tecniche costruttive di bioedilizia. Il 40% può inoltre essere elevato fino al 50% qualora gli interventi siano oggetto di un piano attuativo.

Ampliamenti del 20%
La legge veneta prevede, inoltre, la possibilità di ampliare del 20%, rispetto all’esistente, gli edifici residenziali e ad uso diverso, consentendo di realizzare tale ampliamento in aderenza oppure utilizzando un corpo edilizio contiguo già esistente. In determinate ipotesi è ammessa la realizzazione di un corpo edilizio separato, che comunque va considerato accessorio e pertinenziale rispetto al fabbricato principale.

Il ruolo dei Comuni e della Giunta
È stato chiarito il concetto di ristrutturazione edilizia – che ha creato alcuni problemi applicativi nel territorio regionale – e viene assegnata ai comuni la competenza a decidere sulla applicazione della legge. I comuni avranno tempo fino al 30 ottobre per deliberare se e con quali limiti applicare la normativa; nel caso in cui il termine decorra senza un provvedimento comunale espresso, la Giunta regionale, attraverso la nomina di un commissario, potrà far convocare il Consiglio comunale perché prenda le sue decisioni.

Ambito di applicazione
Nel silenzio del comune, la legge troverà comunque applicazione per tutte le zone del territorio, ma solo per la prima casa e con esclusione dei centri storici, degli edifici vincolati o soggetti a specifiche forme di tutela e per quelli che ricadono in aree di inedificabilità assoluta o in aree ad alta pericolosità idraulica.

Titoli edilizi
Per dare il via ai lavori non servirà più il permesso di costruire ma sarà sufficiente la DIA (Denuncia di Inizio Attività) corredata da una specifica documentazione; per la presentazione delle richieste sono previsti 24 mesi di tempo a partire dall’entrata in vigore della legge. Infine, gli interventi potranno essere realizzati anche in deroga ai piani regolatori e nel rispetto delle norme statali in materia di distanze. Il contributo di costruzione è ridotto del 60% solo per le prime case.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Segnalo
  • Technorati
  • Twitter
  • Upnews
  • Wikio IT
  • email
  • Print
Categorie:
Belluno, Fatti del giorno, Focus economia, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza

 


1 stella2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (1 voti, media: 5,00 su un totale di 5)
Caricamento ... Caricamento ...

 

Leggi anche

  • Ricapitalizzazione per Trevisan Cometal
    AC Partner, azionista di Trevisan Cometal con il 48,7%, ha ratificato l'accordo quadro sulla ricapitalizzazione della società sottoscritto con una cordata di imprenditori e annunciato lo scorso 3 lugl...
  • Olimpiadi Venezia 2020. Opportunità da cogliere
    Il 2020 è ben lungi dal venire, ma dopo l'assegnazione a Rio de Janeiro delle Olimpiadi del 2016, ecco spuntare, quasi a sorpresa, l'idea di una candidatura di Venezia e dell'area metropolitana de...
  • Passante di Mestre: ragioni di un (quasi) fallimento
    Non si accennano a placare le polemiche dopo il maxi ingorgo di 32 km dello scorso weekend sul passante di Mestre: voci di ricorsi da parte delle associazioni dei consumatori, il Presidente Galan ...
  • Inflazione al 3,8%: sta aumentando tutto…
    ... direbbe la signora Maria, casalinga veneta. Non ci voleva certo l'ISTAT per confermarci quello che tutti stiamo vivendo sulla nostra pelle... o portafoglio. A giugno l'inflazione ha toccato...
  • Stefanel: primo semestre in pesante rosso
    Il Cda di Stefanel ha approvato i risultati relativi al primo semestre che si è chiuso con ricavi netti a euro 118,1 milioni, in calo dai 139,4 dello stesso periodo dello scorso anno. Il risultato...

2 commenti »

  1. [...] Per informazioni più tecniche vi segnalo l’ottimo articolo dei cugini di Veneto24. [...]

  2. Vorrebbe essere di sostegno al settore edilizio e di promozione della qualità abitativa ed edilizia in genere, ma non fa cenno alla necessità di dare risposta alla domanda di nuovi alloggi mediante il recupero, tuttavia l’averla denominata politicamente “Piano Casa” conferisce una terza qualità alla legge in argomento. Dei tre obiettivi probabilmente non se ne raggiungerà nemmeno uno in maniera soddisfacente.
    Infatti molti degli interventi saranno superfetativi, inevitabilmente, e per questo eseguiti da imprese edili marginali e dequalificate e dunque il sostegno al settore edilizio non sarà di rilievo.
    Non è credibile che la qualità edilizia ed abitativa in genere sarà incentivata dall’aumento di cubatura: infatti la norma riguarda edifici in zona propria dove solitamente i PRG assegnano indici fondiari già elevati proprio per favorire il recupero e la riconversione anche con cambi d’uso e dove invece prevarrà la nuova norma c’è il fondato rischio che i PRG avessero previsto limiti proprio per finalità di tutela della morfologia urbana e della qualità dell’ambiente urbano: verrà allora promosso il degrado urbano.
    Resta l’obiettivo “Piano casa” che giustamente e onestamente non trova riferimento nel testo di legge, ma che comunque ne costituisce l’origine: la norma sull’ampliamento degli edifici esistenti c’è già in tutti i Piani Regolatori e per effetto anche della legge regionale 21/98 con varianti di approvazione comunale sono stati innalzati gli indici di molte zone omogenee di completamento. Tuttavia nel caso del comune di Piazzola sul Brenta ad esempio , in dieci anni di gestione del PRG, i casi di richiesta di variante per innalzare le cubature edificabili sono praticamente inesistenti, a fronte invece di una altissima richiesta di recupero di fabbricati dimessi.
    Poiché ad oggi solo 128 comuni sono con PAT/PATI adottati e 57 approvati, a cinque anni dall’entrata in vigore della legge 11/2004 la regione si è posta il problema dello sblocco parziale delle varianti al PRG magari limitate al recupero dell’esistente e per la prima casa e magari con procedura di approvazione locale?
    Questa legge presenta analogie che riportano alla memoria la legge regionale 21/98, quella che ha previsto le mini varianti ai PRG da risolversi a livello comunale. Presentata allora come una innovazione epocale e tale era, apparentemente, considerando i tempi astronomici impiegati dalla regione per approvare anche variantine insignificanti, ben presto quella legge ha rivelato la sua vera natura forse non voluta. Sembrava il rimedio per lo snellimento burocratico, ma ben presto la vicenda ha preso un’altra piega: la regione è stata sommersa da un’ondata anomala di varianti di sua competenza, con la conseguenza ultima che gli amministratori locali conoscono: blocco delle varianti al PRG anche per interventi minimi quali i cambi d’uso per il recupero del patrimonio dismesso in area agricola, ma parallelo decollo degli accordi (PIRUEA e altro) e degli sportelli in variante agli strumenti urbanistici e non certo, come si è visto, per dare riposta a bisogni primari .
    Se il sostegno che la legge dà è di poco o nullo rilievo invece ben più grave è l’effetto collaterale : essa apre la breccia allo smantellamento di un insieme di piani, norme e regolamenti che con fatica le amministrazioni locali venete avevano costruito in trent’anni circa di pianificazione urbanistica e che gradualmente erano entrate a far parte della cultura locale. Certo c’è ancora molto da fare per “ricostruire” il giusto ed equilibrato rapporto con il territorio che ha caratterizzato la storia degli abitanti del veneto, ma questa legge di certo non giova: va in un’altra direzione perchè con il pretesto dell’aiuto alle famiglie e alle imprese (piano casa) apre la strada allo smantellamento di quel che resta dell’apparato normativo urbanistico, svilisce il lavoro di tanti diligenti funzionari tecnici pubblici, mette fuori gioco i comuni.
    Non era più giusto e più efficace consentire/prevedere che i comuni a mezzo di varianti al prg disciplinassero un intervento straordinario a favore della casa e della qualità edilizia?
    L’incentivo all’ampliamento della prima casa viene stabilito dalla regione utilizzando soldi dei comuni (sconto su oneri comunali) ed in più viene stabilito che entro il 30 ottobre i consigli comunali deliberino se applicare in toto o limitare l’applicazione della legge che però nel frattempo per la prima casa viene applicata il giorno successivo all’entrata in vigore, ovvero l’11 luglio scorso.
    Ci saranno comuni disposti a giocarsi il consenso costruito magari sui principi di legalità, sostenibilità e corretta gestione del territorio, negando l’applicazione di una legge che nel frattempo avrà premiato i più svelti che spesso sono anche i più furbi e i più attrezzati?

Dicci la tua

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Be nice. Keep it clean. Stay on topic. No spam.