Manovra bis (o quater): facciamo il punto della situazione

Non volendo entrare negli aspetti politici, pare che finalmente si possa fare un po’ di chiarezza sulla manovra correttiva, che dovrebbe mettere a posto (così pare) i conti pubblici italiani.

Vediamo di fare un riepilogo.

La manovra, che vale 54,2 miliardi nel 2013 (anno in cui è previsto di raggiungere il pareggio di bilancio), prevede l’aumento dell’Iva, dal 20 al 21%. Previsti anche un contributo di solidarietà sui redditi alti, l’anticipo al 2014 dell’età pensionabile delle donne a 65 anni anche nel privato, nuove norme sulla contrattazione aziendale in deroga anche alle leggi sul licenziamento.

Nel frattempo oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato due disegni di legge collegati, uno per inserire il pareggio di bilancio in Costituzione, l’altro per abolire le province.

Quanto a quest’ultime, il ddl prevede che siano tutte abolite, tranne quelle di Trento e Bolzano. Verranno create delle “città metropolitane” che faranno capo alle Regioni. In pratica, le Regioni istituiranno forme associative fra Comuni entro un anno dall’entrata in vigore della legge costituzionale, e sopprimeranno le Province.

Infine il contestato articolo 8, che prevede contratti aziendali in deroga a quelli nazionali e alle leggi, anche in materia di licenziamenti (si tocca quindi l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori). Fanno eccezione le donne in gravidanza.

Infine, altro provvedimento, il contributo di solidarietà sui redditi alti, superiori a 300mila euro, pari al 3%.

Che ne pensate? E’ vero che si colpiscono sempre le classi più deboli? Riusciremo a salvare l’Italia (e a salvarci)?

Come faremmo senza gli extracomunitari?

No, non vi voglio parlare delle polemiche sul film di Diego Abatantuono che racconta della scomparsa improvvisa degli immigrati dall’Italia e le ripercussioni, in un paesino del Veneto, sulle attività lavorative e sui servizi, che sono costrette a fermarsi.

Dalla finzione alla realtà.

Eh sì, perchè un’inchiesta del New York Times riportata in prima pagina come notizia di apertura sull’International Herald Tribune mette in luce che

“Sono i contadini indiani a far scorrere il latte italiano”.

Secondo l’articolo:

“negli ultimi 20 anni gli indiani immigrati dal Punjab sono arrivati nelle campagne italiane per lavorare soprattutto nelle aziende agricole come bergamini, il nome dialettale per indicare gli esperti mungitori nelle stalle”.

E sempre dall’articolo, Simone Solfanelli, presidente della Coldiretti di Cremona, riconosce che senza di loro ci sarebbero grosse difficoltà nel mandare avanti la produzione: su circa tremila addetti, gli immigrati rappresentano un terzo della forza lavoro.

“Non saprei dire se senza gli indiani si rischierebbe davvero uno stop, ma di certo le difficoltà sarebbero notevoli”

Parliamoci chiaro: il fatto è che gli indiani hanno via via sostituito i nostri allevatori che sono andati in pensione, e prendendo il posto di giovani italiani che ritenevano il lavoro nelle stalle troppo pesante e poco soddisfacente.

Tornando alla domanda dell’articolo: come faremmo senza gli extracomunitari?

Ma che abbiamo dentro?

Il buongiorno di oggi di Massimo Gramellini in prima pagina sulla Stampa prova ad andare controcorrente alla rassegnazione nazionale.

Il mio premier è Simone Pianigiani, c.t. della nazionale di pallacanestro che, sotto di 21 punti contro Israele, infligge alla sua squadra di talentuosi molluschi una strigliata universale. «Bisogna giocare con un po’ di dignità! Con un po’ di anima! Facciamo a cazzotti, almeno. Ma che czz avete dentro?». Le parolacce di solito mi danno fastidio, ma stavolta mi hanno messo i brividi. E non solo a me: lo sfogo di Pianigiani è uno dei video più cliccati della Rete. Che czz abbiamo dentro? Il problema è tutto lì. Siamo un Paese meraviglioso ed è inutile che vi elenchi i nostri pregi, che sono sempre stati uno in più dei nostri difetti. Siamo sopravvissuti a lanzichenecchi e venditori di tappeti perché a un passo dal baratro abbiamo sempre trovato la mossa del cavallo, lo scatto di dignità. Noi siamo il Gassman debosciato della «Grande Guerra». Quello che davanti all’ufficiale tedesco che ironizza sulla vigliaccheria degli italiani, alza la testa e gli fa: «Allora, visto che parli così, mi te disi propi un bel nient». E pur di non dargliela vinta si fa uccidere, che czz.

E’ come non si può essere d’accordo; è proprio il minimo. Purtroppo il punto di ribellione di Gassman è stato superato da un pezzo. Che Dio ci assista!

Il 70% degli italiani è contrario alla pubblicazione dei redditi online

Se è pur vero che la manovra è ancora in alto male, e oggi i mercati, con un poderoso -5% lo confermano, è anche vero che tra le misure antievasione quella che sembra oramai “certa”, con tutti i distinguo del caso, chiaramente, è la pubblicazione in rete dei redditi.

Difatti, oltre al carcere per i grandi evasori fiscali, che non versano un’imposta superiore a 3 milioni di euro, si dà la possibilità ai Comuni di pubblicare sui loro siti i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti. Fino al 2014 i Comuni intascheranno il 100% di quanto si recupera dalla lotta all’evasione fiscale.

Contro questa misura si scaglia l’ADOC (Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori), che afferma, tramite il suo Presidente, Carlo Pileri:

“Rendere visibili online i redditi dei cittadini è una grave violazione della privacy, siamo assolutamente contrari a tale forma di lotta all’evasione fiscale che, al contrario, va combattuta portando in detrazione più del 20% delle parcelle dei professionisti, rendendo obbligatorio lo scontrino fiscale anche per chi aderisce agli studi di settore e per i tassisti. Oltre il 70% degli italiani è contrario alla pubblicazione in rete della dichiarazione dei redditi, come ampiamente dimostrato tre anni fa in occasione della pubblicazione dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate”.

via: ADOC

Cattolica Assicurazioni: utile 2010 a 70 milioni, cedola sale a 0,9 euro

Il Gruppo Cattolica Assicurazioni ha chiuso l’esercizio 2010 con un utile netto consolidato di 70 milioni di euro rispetto ai 68 milioni dell’esercizio precedente (+3,3%) e un utile netto di gruppo pari a 62 milioni di euro contro i 58 dell’esercizio precedente (+6,4%).

La raccolta premi complessiva del lavoro diretto ed indiretto danni e vita1 ha raggiunto i 4.817 milioni di euro, con un incremento rispetto ai 4.357 milioni dell’esercizio precedente del 10,6%, di cui 1.608 milioni di euro nei rami danni (+4,1%) e 3.209 milioni nel vita (+14,1%).

Il risultato degli investimenti è pari a 433 milioni (rispetto a 352 milioni al 31 dicembre 2009; +23%). Tale risultato è stato ottenuto nonostante le svalutazioni (impairment) su titoli azionari ed, in parte minore, su titoli obbligazionari per un totale di 20 milioni di euro.

I dati al 31 dicembre 2010 confermano la solidità patrimoniale del Gruppo con un patrimonio netto consolidato pari a 1.353 milioni.

La compagnia prevede che per l’esercizio 2011 il risultato industriale dei rami danni si manterrà in linea con gli obiettivi grazie alle azioni intraprese da Cattolica e dalle società del Gruppo, finalizzate ad incrementare l’efficienza e la redditività tecnica in un contesto di mercato che continuerà ad esser difficile.

La Capogruppo ha registrato una raccolta complessiva dei premi del lavoro diretto e indiretto di 1.879 milioni di euro (1.640 milioni al 31 dicembre 2009; +14,6%), di cui 996 milioni del lavoro diretto dei rami danni (921 milioni al 31 dicembre 2009; +8,1%) e 861 milioni nel vita (700 milioni al 31 dicembre 2009;+23%). L’utile netto in base ai principi contabili nazionali ammonta a 67 milioni.

Il Consiglio di Amministrazione proporrà all’Assemblea dei Soci la distribuzione di un dividendo unitario pari a 0,90 euro per azione (+5,6%).

Carraro: ricavi in crescita nel 2010

Il Consiglio di Amministrazione di Carraro SpA ha esaminato il progetto di Bilancio relativo all’esercizio 2010, che sarà sottoposto all’Assemblea degli azionisti convocata per il 5 maggio prossimo.

Grazie all’importante ripresa di tutti i principali mercati il 2010 si è chiuso con un fatturato pari a 717,7 milioni di Euro, in crescita del 47,2% rispetto ai 487,4 milioni di Euro del 2009. In termini di aree geografiche al recupero di mercati maturi quali Nord America (+23,5%) e Germania (+15,3%) si affianca l’esplosione della domanda in mercati di riferimento quali Sud America (+52,1%), India (+69,9%) e Turchia (+307,7 %).

L’EBITDA si è attestato a 49,4 milioni di Euro rispetto al valore negativo di 17,6 milioni di Euro del 2009 passando dal +3,6% sul fatturato del precedente esercizio ad un’incidenza positiva del 6,9%. L’EBIT presenta un valore positivo di 14,7 milioni di Euro (2,0% sul fatturato) contro un valore negativo del 2009 di 49,5 milioni di Euro (10,2% sul fatturato).

Al netto di eventi non ricorrenti i valori sarebbero stati rispettivamente nell’esercizio 2009 e 2010: EBITDA negativo per 1 milione di Euro (0,2% sul fatturato) contro un valore positivo di 50,4 milioni di Euro (7% sul fatturato), EBIT negativo per 32,9 milioni di Euro (6,8% sul fatturato) contro un valore positivo di 15,6 milioni di Euro (2,2% sul fatturato).

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Banco Popolare: cresce l’utile mentre resta invariato il dividendo

Il Gruppo Banco Popolare registra nel corso dell’esercizio 2010 un utile netto consolidato di 308 milioni in crescita del 15,3% rispetto ai 267 milioni dell’esercizio precedente. Tale risultato è influenzato in misura significativa da componenti economiche straordinarie o comunque non ricorrenti.
L’utile del Banco Popolare “stand alone” – cioè senza l’apporto di Italease- è pari a 255,5 milioni contro i 202,4 milioni dell’esercizio precedente (+26,2%).
Banca Italease ha garantito all’utile netto del Gruppo un apporto positivo di 52,5 milioni.

Nell’anno si sono confermate anche le buone performance della rete commerciale – con l’ottima crescita, tra le altre, dei mutui a privati (+10%) e delle attività di bancassicurazione (+13%) – il mantenimento del positivo turnaround della Banca Popolare di Lodi e si sono realizzate operazioni di rafforzamento patrimoniale con la cessione di asset non strategici quali Factorit e Banca Caripe.

La raccolta diretta al 31 dicembre 2010 raggiunge i 104,5 miliardi ed evidenzia un incremento dello 0,3% rispetto ai 104,3 miliardi rappresentanti il dato reso omogeneo al 31 dicembre 2009.

La raccolta indiretta ammonta a 76,2 miliardi e registra un calo dello 0,9% rispetto a fine 2009. In maggior dettaglio la raccolta amministrata ammonta a fine anno a 44,8 miliardi (-2,7% rispetto a fine 2009).

Il margine di interesse si attesta a 1.812,5 milioni. Escludendo il contributo di Italease (+17,4 milioni) ammonta a 1.795,1 milioni, in calo del 6,3% rispetto ai 1.914,8 milioni rilevati nell’esercizio precedente.

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